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COS'E' L'INTELLIGENZA?

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Cos’è l’intelligenza?

Perché persone dotate di grandi capacità intellettive di base non riescono a sfruttare i loro talenti, cosa che invece riesce meglio ad altre persone che magari hanno una dotazione minore?

Questa è la risposta di uno studioso del calibro di Cesare Cornoldi **, dopo decenni di studi e ricerche sull’intelligenza:

<<La mia risposta si è basata sulla distinzione tra intelligenza di base ed attualizzazione dell’intelligenza che avviene grazie al concorso di tre componenti fondamentali e cioè la metacognizione, il contesto sociale e l’assetto emotivo-motivazionale>>.

La metacognizione guida l’uso strategico dell’intelligenza di base, il contesto fornisce l’esperienza, i valori e le occasioni per l’esplicitazione dell’attività cognitiva, un adeguato assetto emotivo-motivazionale sorregge e rafforza le manifestazioni dell’intelligenza.

Sulla base della mia esperienza e delle mie conoscenze concordo pienamente con questa analisi.

Ma cos’è l’intelligenza, cosa rappresenta?

 

Una bella domanda i cui studi sono iniziati più di un secolo fa ad opera di Galton, per poi proseguire con Binet, Wechsler, Piaget ed altri ricercatori illustri.

Al riguardo sono state progressivamente messe a punto batterie di test per individuare e studiare le differenze e misurarne le prestazioni.

Galton esaminava soprattutto le differenze individuali in compiti semplici, focalizzandosi sulla velocità con cui venivano date le risposte. Al contrario, le scelte successive nella misurazione dell’intelligenza furono maggiormente orientate – grazie al contributo decisivo di Alfred Binet in Francia – verso funzioni cognitive più complesse come il giudizio, la comprensione e il ragionamento.

Dagli studi nascono le teorie su cosa sia l’intelligenza, quelle tradizionali più popolari sono:

- unitarie: teorie della centralità del pensiero logico, teoria psicometrica del fattore g;

- globali-maturative: teoria dell’età mentale definita da una gamma di funzioni che maturano con l’età;

- multiple: teoria psicometrica delle abilità, teoria delle intelligenze multiple;

- gerarchiche: teoria fattoriale a livelli;

- teorie cognitiviste dei meccanismi basici di elaborazione delle informazioni: teoria della velocità dell’elaborazione dell’informazione, teoria delle capacità della memoria di lavoro.

Se è vero che per molte teorie unitarie classiche il pensiero logico astratto è una chiave fondamentale per identificare la quintessenza dell’intelligenza, va però precisato, come afferma il Prof. Cesare Cornoldi in L’intelligenza, <<che le teorie oggi più accettate hanno cercato d’individuare un quid che sottosta non solo alle prove di ragionamento, ma anche a tutte le altre prove d’intelligenza. Vari elementi convergenti hanno infatti portato a pensare che alla base di differenti prove intellettive ci sia un quid unitario che si assomma alla specificità delle prove>>.

Sternberg, uno dei maggiori studiosi contemporanei d’intelligenza, giunge alla risposta che l’intelligenza è un’abilità di base con tre facce - l’intelligenza astratta o logica, l’intelligenza pratica e l’intelligenza creativa.

Anche gli altri studiosi, da Thrustone a Carroll a Cattell, sono arrivati a pensare – pur con diverse sfumature - a fattori di abilità generale, composto da abilità di livello più alto, che sovrintendono a tutte le abilità specifiche, osservando elevate correlazioni fra diversi punteggi nei tests.

Cattell e Horn hanno proposto una teoria gerarchica dell’intelligenza in cui due fattori Gf e Gc occupano un posto centrale. Il primo fattore è l’intelligenza fluida Gf che riguarda la capacità della mente di operare su determinati contenuti (in particolare classificandoli, seriandoli, ritrovando analogie) senza ricorrere a conoscenze acquisite. Di fatto molto spesso si tratta di situazioni che implicano materiale non verbale e quindi prevalentemente visivo, per cui non si può escludere che entri in gioco anche un’abilità specifica di visualizzazione. L’intelligenza cristallizzata Gc si riferisce invece all’attività della mente impegnata in situazioni in cui la cultura e la familiarità col materiale possono essere determinanti per affrontarle efficacemente. Esempi di prove d’intelligenza cristallizzata riguardano i test di abilità numerica, meccanica e di vocabolario. Gli autori ipotizzano che fra i due tipi d’intelligenza vi sia una relazione perché l’intelligenza fluida consente di acquisire la seconda attraverso la mediazione culturale.

Il test del Mensa - l’associazione internazionale senza fini di lucro a cui possono accedere solo le persone che hanno ottenuto un punteggio superiore a 148, pari al 98° percentile della popolazione - si basa sulla scala di Cattell, è cultur free e misura, pertanto, l’intelligenza fluida.

Il Prof. Cornoldi avvalora - a seguito dei tanti studi - la teoria gerarchica dell'intelligenza, in contrasto con la teoria delle intelligenze multiple, perché sostiene salvaguardi meglio le caratteristiche più cruciali dell’intelligenza, quelle che fanno la differenza nei disturbi cognitivi e che riguardano le capacità d'apprendimento, capacità associative, inferenze, analogie, ecc..; la teoria gerarchica dell'intelligenza, infatti, mostra che ci sono abilità intellettive distinte, come sostengono i teorici delle intelligenze multiple, ma esse NON hanno pari centralità e, comunque, ci deve essere un qualche principio unificatore.

Lo studio dei disturbi cognitivi e delle forme eccezionali d’intelligenza portano a sostenere che intelligenza, talento, genialità e creatività non s’identificano.

Una persona intellettualmente dotata è una persona con intelligenza centrale elevata, ma non necessariamente è un genio, cioè non necessariamente raggiunge elevate prestazioni in una abilità SPECIFICA periferica, i cosiddetti talenti (musicali, letterari, creativi, ecc..); d'altra parte, un genio non necessariamente è una persona intellettualmente dotata, ossia in possesso di elevate abilità superiori o centrali, che dir si voglia.
La discriminante è data dal fatto che se sei un pessimo musicista (ad esempio) puoi vivere bene lo stesso, ma se le tue capacità intellettive centrali/ superiori sono a 60 (ad esempio) di IQ, beh qualche problemino di sopravvivenza ce l'hai.

Le basi biologiche dell’intelligenza.

Per quanto riguarda le basi biologiche dell’intelligenza, allo stato attuale dell’indagine psicobiologia, si può concludere che l’intelligenza è fortemente radicata nelle sue componenti biologiche originarie per le capacità di base, ma meno per le componenti metacognitive, culturali e motivazionali.

In altri termini significa che gli individui nascono con un potenziale intellettivo, qualitativamente e quantitativamente differenziato, ma esso trarrà vantaggio dalle esperienze che essi incontreranno e che, da un lato, favoriranno la maturazione delle potenzialità possedute, dall’altro, porteranno a specifici arricchimenti dell’intelligenza e della capacità di utilizzare effettivamente le proprie risorse.

Alcuni aspetti paiono significati per l’intelligenza, e cioè il principale interessamento delle aree prefrontali nelle attività controllate e di altre aree per l’attivazione di processi esperti meno bisognosi di controllo, l’importanza dei nessi associativi, il fatto che un cervello efficiente sa ridurre l’impegno di attivazione.

 

Effetti sull’intelligenza dell’esperienza e dell’educazione.

 

 

In che misura la nostra intelligenza dipende da fattori innati e in che misura dall’esperienza e dall’educazione? Al di la delle stime che parlano di un 70 su 100 d’innato, emerge il fatto che tali stime riguardano un punto di partenza e non certo l’effettivo uso dell’intelligenza. Ossia, un potenziale intellettivo poco stimolato dall’ambiente darà risultati inferiori alle sue potenzialità, mentre un potenziale medio, ma ben educato e stimolato avrà come risultato un miglioramento del livello dell’intelligenza. Anche gli aspetti emotivi e motivazionali hanno un grosso impatto sull’espressione dell’intelligenza, cioè sulle sue prestazioni.

La stimolazione dell’intelligenza è molto importante anche nell’anziano che va incontro ad un deterioramento cognitivo; infatti è dimostrato che opportune stimolazioni possono bloccare il deterioramento dell’intelligenza fluida tipico dell’età senile.

Meccanismi cognitivi dell’intelligenza.

Le ricerche fin qui sostenute hanno studiato il peso di alcuni meccanismi cognitivi nelle variazioni dell’intelligenza:

- la speed, ossia la velocità di elaborazione: sembra idonea a spiegare certe differenze nel ritardo mentale (sindrome di Down), ma non altre (gli individui a basso Qi con sindrome autistica hanno, a volte, elevata speed); la speed è particolarmente idonea a spiegare le cadute specifiche dell’anziano, ma non spiega le capacità degli individui dotati intellettualmente che raggiungono prodotti elevatissimi, anche senza caratterizzarsi per una particolare prontezza;

- la capacità di apprendimento: spiega il caso dell’anziano e del ritardo mentale, ma appare esplicativamente debole, visto che animali e bambini piccoli sembrano dotati di abilità di fissazione mnesica, pur presentando capacità intellettiva ridotta;

- le funzioni esecutive, localizzate nei lobi frontali (organizzazione, pianificazione, categorizzazione, ecc. delle informazioni): la capacità discriminativa di questo aspetto sembra buona, tuttavia non spiega il fatto che i bambini con buona intelligenza ma con difficoltà di apprendimento di vario tipo, si caratterizzano talvolta per carenze gravi di organizzazione, pianificazione, categorizzazione e così via;

- la metacognizione: ha scarse capacità discriminative, ma è un fondamentale complemento delle strutture di base, attraverso gli aspetti di supporto e motivazionali;

- il controllo della memoria di lavoro: la teoria del controllo della memoria di lavoro prende atto dell’idea che l’intelligenza è in relazione con la capacità di tenere in mente e di lavorare contemporaneamente più informazioni, alla base della capacità della mente di acquisire e integrare nuove informazioni; essa appare la più soddisfacente perché rende ragione delle differenze che si possono trovare tra uomini e animali, fra bambini di diversa età, fra giovani e anziani e fra individui con ritardo mentale e individui con sviluppo tipico.

Le quattro componenti della teoria metacognitiva del controllo della memoria di lavoro.

 

 

Il Prof. Cornoldi, a conclusione del suo prezioso testo, sottolinea come le ricerche contemporanee portino a ritenere che un elemento significativo dell’intelligenza umana risieda nel controllo della memoria di lavoro, ossia nella capacità della mente di lavorare più elementi contemporaneamente, di inibire quelli non rilevanti, di integrare e subordinare quelli rilevanti.

Il fulcro dell’analisi di Cornoldi sta nella considerazione che le strutture di base dell’intelligenza entrano in gioco nell’uso effettivo dell’intelligenza in interazione con altre tre componenti critiche, non strettamente cognitive:

1. gli stati emotivi e metacognitivi: riguardano il modo in cui una persona percepisce la sua mente, stima le sue abilità, affronta emotivamente i compiti cognitivi;

2. la sfera motivazionale e culturale: orienta le decisioni sugli aspetti da valorizzare e da portare avanti con maggior impegno;

3. l’esperienza: agisce al livello delle abilità semplici.

Quindi, perché persone dotate di grandi capacità intellettive di base non riescono a sfruttare i loro talenti, cosa che invece riesce meglio ad altre persone che magari hanno una dotazione minore?

Perché le strutture intellettive di queste persone meno dotate sono state sorrette e rafforzate da un benefico contributo delle altre tre componenti e cioè da una risposta emotivo-metacognitiva molto positiva, da valori e motivazioni che assegnavano una grande importanza ai fattori intellettuali (meno pressati da fattori pratici e di sicurezza economica), da esperienze particolarmente ricche e importanti.

Il Prof. Cornoldi elabora un modello a cono che ben descrive i vari livelli gerarchicamente organizzati dell’intelligenza e le interazioni con i fattori non cognitivi.

 

E’ importante sottolineare il ruolo della metacognizione, ossia della credenza che ognuno ha della propria mente e del possibilità di incrementarla. In una importante serie di esperimenti, Mueller e Dweck hanno mostrato come un’idea incrementale valorizzi l’impegno e porti a risultati intellettivi più brillanti.

 

Una teoria metacognitiva integrata assume quindi che credenze ed attività della mente siano in relazione bidirezionale. Questa relazione può essere descritta rappresentando la mente in tre livelli: un primo livello riguarda le operazioni della mente (ricordare, pensare, ecc.), un secondo livello riguarda le operazioni metacognitive di controllo (il controllo del ricordo, del pensiero, ecc.) ed un terzo livello riguarda le conoscenze e le credenze sulla mente (la cosiddetta conoscenza metacognitiva).

<<Il legame più semplice è quello per cui le operazioni della mente sono influenzate dalle operazioni di controllo e queste ultime sono influenzate dalle credenze.>> afferma il Prof. Cornoldi.

In sostanza, le variabili metacognitive non costituiscono la spiegazione delle variabili cognitive di base dell’intelligenza, ma la spiegazione dell’uso di queste variabili.

Le conclusioni sono che l’intelligenza non è un’entità definita una volta per tutte, ma una potenzialità che può essere sviluppata e resa più efficiente agendo sulle componenti di supporto: emotivo-metacognitive, motivazionali e valoriali.

 

 

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia: Cornoldi C., L’intelligenza, Bologna, Il Mulino, 2007

Cornoldi C., The contribution of cognitive psychology to the study of human intelligence, in European Journal of Cognitive Psychology, 2006

Cornoldi C., Metacognizione ed apprendimento, Bologna, Il Mulino, 1995

Dweck C.S., Teorie del sè. Intelligenza, motivazione, personalità e sviluppo, Trento, Erickson, 2000

Horn J.L. e Cattell R.B., Refinement and test of the theory of fluid and crystallized general intelligences, in Journal of Educational Psychology, 1966

 

 

 

 

 

 

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