Crea sito
dolomiti 2011.jpg

NUOVO SITO

Da gennaio 2014 i miei articoli verranno pubblicati sulla piattaforma Wordpress,

ecco il nuovo link

http://vitamine.altervista.org/cinziamalaguti/

 

 

PDFStampaE-mail

LA PSICOLOGIA POSITIVA

AddThis Social Bookmark Button

La psicologia positiva crede che se, nella vita, vi sentite arenati, con piaceri scarsi ed effimeri, gratificazioni minime e senza un senso, abbiate comunque una via d’uscita per la felicità.
A differenza della psicologia freudiana che ritiene le emozioni negative naturali e necessarie e aspira alla loro sublimazione, la psicologia positiva aspira ad accrescere la felicità.
La psicologia positiva si basa su tre pilastri:
-    lo studio delle emozioni positive (come la sicurezza di sé, la speranza, la fiducia, l’entusiasmo, la serenità);
-    lo studio dei tratti positivi, in primo luogo delle potenzialità (come l’ottimismo, l’altruismo, il senso dell’umorismo, la progettualità) e delle virtù (come il coraggio, la lungimiranza, la saggezza, l’integrità, la giustizia, l’amore, l’umanità, la lealtà), ma anche delle “abilità” (come l’intelligenza e le capacità atletiche);
-    lo studio delle istituzioni positive, come la democrazia, le famiglie salde, la libertà d’informazione, che supportano le virtù, le quali a loro volta supportano le emozioni positive.

La psicologia positiva <<vi condurrà in alto, attraverso le amene terre del piacere e della gratificazione, su su fino alle cime delle potenzialità e della virtù e, finalmente, alle vette dell’appagamento permanente: senso e scopo.>> così ben introduce l’argomento il padre della psicologia positiva, prof. Martin E.P. Seligman. Seligman, pioniere dello studio sull’ottimismo, è stato a lungo presidente dell’American Psychological Association; docente universitario, è anche autore di successo, con numerosi libri pubblicati in diversi Paesi.
Le componenti della felicità, cioè le emozioni positive e le potenzialità, si possono accrescere, accrescendo con esse il proprio livello di benessere, appunto di felicità.
Vediamo ora cosa la scienza ha scoperto su come farlo.
Innanzitutto, l’americana Barbara Fredrickson, premiata nell’anno 2000 per la sua teoria sulle emozioni positive, sostiene che le emozioni positive hanno un grande scopo nell’evoluzione: esse ampliano le nostre risorse intellettuali, fisiche e sociali di base, costituendo riserve a cui possiamo attingere quando si presenta una minaccia o un’opportunità.

 

Il Prof. Seligman, sulla base degli studi e delle ricerche sulle emozioni positive, ha elaborato la seguente equazione:
H (Happiness) = S (Set range) + C + V
Ossia il livello permanente di felicità di ogni persona è dato dalla somma della propria quota fissa (è quella  geneticamente data che ci predispone al buon umore), delle circostanze esterne della propria vita (foriere di malumore o di buonumore) e dei fattori che dipendono dal proprio controllo volontario.
La ricerca, tra le circostanze esterne, su quella relativa alla disponibilità di denaro ha rilevato che essa influisce quando serve per soddisfare i bisogni primari, ma oltre la correlazione viene meno e la ricchezza ulteriore non si traduce in ulteriore soddisfazione esistenziale. <<E’ l’importanza che il denaro riveste per voi, più del denaro in sé stesso, a influenzare la vostra felicità>> sottolinea il prof. Seligman.
E’ stato rilevato che anche l’istruzione non fa salire il livello di felicità, se non lievemente e tra persone di basso reddito. Anche l’intelligenza non influenza la felicità in negativo o in positivo.
La fede, invece, sì, attraverso la speranza di cui è portatrice; i dati delle indagini condotte mostrano che i credenti sono più felici e soddisfatti della loro vita rispetto ai non credenti.
Se le circostanze esterne (abbiamo visto il denaro, l’istruzione, la fede, ma anche il matrimonio, la vita sociale, le emozioni negative, l’età, la salute, la razza e il sesso), sono scarsamente influenzabili dalla nostra volontà, diversamente stanno le cose per quanto riguarda le circostanze interne, i fattori che dipendono dal nostro controllo volontario, dal nostro modo di vedere le cose.
Innanzitutto, dobbiamo aver chiaro che tutte le emozioni riguardanti il passato sono interamente governate dal pensiero e dall’interpretazione; le teorie freudiane sulle ferite dell’infanzia le hanno purtroppo sopravvalutate come se le emozioni fossero forze agenti all’interno di un sistema chiuso da una membrana impermeabile come un pallone, pronte a scoppiare da qualche parte (malattie psicosomatiche); in realtà, e come sostiene il prof. Seligman, le emozioni sono sì incapsulate dentro una membrana, ma è permeabile e il suo nome è “adattamento”, cioè le emozioni, se lasciate a sé stesse, si stemperano.
Quindi possiamo essere permanentemente più felici del nostro passato se ci liberiamo dell’idea che esso possa condizionare deterministicamente il nostro futuro.
Tuttavia, non basta.
Dobbiamo anche trasformare i nostri ricordi, accrescendo la nostra gratitudine per gli eventi e le cose positive del passato, intensificando i ricordi positivi.
Non basta ancora.
Dobbiamo anche imparare a perdonare i torti subiti, dissolvendo così l’amarezza relativa.



Per quanto riguarda il futuro, tra le emozioni positive da sviluppare ci sono la fiducia, la speranza, la sicurezza di sé e l’ottimismo.
Tutte le emozioni positive sono conseguenti al nostro stile esplicativo, cioè al modo con cui spieghiamo gli eventi negativi e positivi che ci accadono e le cui dimensioni cruciali sono la permanenza e la pervasività.
Le persone che danno spiegazioni permanenti e universali agli eventi positivi e transitorie e specifiche agli eventi negativi si riprendono presto dai problemi e vanno facilmente su di giri quando hanno successo una volta.
Le persone che danno spiegazioni transitorie e specifiche al successo e permanenti e universali alle sconfitte, se messe sotto forte pressione tendono a crollare – per lunghi periodi e riguardo a ogni situazione – e raramente vanno su di giri.
Incrementare uno stile esplicativo transitorio e specifico per gli eventi negativi della nostra vita e permanente e universale per quelli positivi diventa allora il nostro obiettivo, che equivale a dire che dobbiamo  incrementare ottimismo e speranza.
Come?
C’è un metodo ben documentato per “costruire” l’ottimismo, che consiste nel riconoscere e poi discutere i pensieri pessimistici; si tratta di mettere in discussione le nostre convinzioni che fanno scaturire emozioni negative, che ci mettono tristezza, rabbia, paura, che ci tolgono energia, cercando prove delle nostre convinzioni ed elaborando convinzioni alternative; se in questa indagine, in cui assumiamo il ruolo del detective alla ricerca di prove delle nostre convinzioni, le dovessimo trovare, la tecnica da usare è quella della decastrofizzazione, ossia chiedetevi <<Quante probabilità ci sono che si verifichi lo scenario peggiore?>>.
Vi renderete conto di quanto siano fumose e infondate le vostre convinzioni.
Qui non si tratta di stimolare un pensiero positivo, spesso forzato, ma di mettere in discussione le nostre convinzioni, che spesso si rivelano errate.
<<E’ essenziale imparare a prendere le vostre convinzioni esattamente per ciò che sono: convinzioni>> sottolinea convinto il Prof. Seligman.
Riassumendo, le strategie possibili che possono portare il vostro tasso di emozione positiva ai massimi livelli della vostra quota fissa di felicità, sono:
-    la gratitudine, la capacità di perdonare, l’emancipazione dalla tirannia del determinismo (per accrescere le emozioni positive riguardo al passato);
-    l’arte di apprendere la speranza e l’ottimismo attraverso la discussione delle proprie convinzioni (per accrescere le emozioni positive riguardo al futuro).
E per accrescere le emozioni positive riguardo al presente?
Apprendere le tecniche per spezzare l’assuefazione (diradamento e sorpresa), imparare ad assaporare l’attimo fuggente (condividendo l’emozione con altri, conservandone un souvenir, congratulandovi con voi stessi, intensificandone le percezioni, calandovi totalmente in ciò che fate) e a essere presenti appieno con tutto se stessi.

Tuttavia, il mezzo per il benessere è legato all’esercizio delle potenzialità e delle virtù personali, che si chiama “gratificazione”.
Le gratificazioni producono lo stato di entusiasmo appassionato, nel quale siamo totalmente assorbiti da ciò che facciamo, durante il quale ci sembra che il tempo si sia fermato, nel quale sperimentiamo l’assenza di emozioni, perché ciò che stiamo vivendo è assolutamente perfetto ed in linea con le nostre potenzialità e virtù.
Secondo gli studi del sociologo d’origine ungherese Mihaly Csikszentmihalyi, l’entusiasmo appassionato è lo stato che costruisce il capitale psicologico a cui si potrà poi attingere negli anni a venire.
Il Prof. Seligman attribuisce all’eccessivo affidarsi a scorciatoie per raggiungere la felicità (la televisione, la droga, lo shopping, il sesso senza amore, lo sport seguito in poltrona, la cioccolata, ad esempio), anziché alla ricerca di più impegnative gratificazioni, la causa della troppa depressione nel mondo occidentale.
<<La gratificazione dissipa l’avvitamento su sé stessi e più si sperimenta l’entusiasmo appassionato che essa produce, meno si cade vittima della depressione>> precisa lo psicologo, scrittore di diversi testi di autoaiuto.

Bene, detto questo, come possiamo identificare ed usare meglio le nostre potenzialità personali, per sperimentare l’entusiasmo appassionato prodotto dalle loro gratificazioni e raggiungere così un più alto livello di benessere?
Primo passo: identificazione.
Illustri scienziati, tra i quali Christopher Peterson, Martin Seligman e Katherine Dahlsgaard, hanno esaminato testi di varie culture e filosofie (Aristotele e Platone, Tommaso d’Aquino e Agostino, l’Antico Testamento e il Talmud, Confucio, Buddha, Lao-Tze, il codice dei Samurai, il Corano, Benjamin Franklin, le Upanisad, in tutto circa duecento repertori di virtù) per trovare valori onnipresenti, con il risultato che tutte tenevano in massimo conto SEI virtù, più precisamente:
-    saggezza e conoscenza,
-    coraggio,
-    amore e umanità,
-    giustizia,
-    temperanza,
-    spiritualità e trascendenza.
Seligman scompone le sei virtù in ventiquattro potenzialità da individuare in sé stessi e sviluppare per il proprio benessere.
La tesi del prof. Seligman, come già accennato, è che il benessere possa essere costruito intorno alla valorizzazione delle nostre potenzialità/virtù, per poi usarle da tampone contro le nostre debolezze e gli inconvenienti che ne derivano.

Bene, vediamole queste 24 potenzialità:

SAGGEZZA E CONOSCENZA:
-    curiosità/ interesse per il mondo
-    amore per il sapere
-    discernimento / capacità critiche / apertura mentale
-    ingegnosità / originalità / intelligenza pratica
-    intelligenza sociale / intelligenza personale / intelligenza emotiva
-    lungimiranza

CORAGGIO:
-    valore e audacia
-    perseveranza / industriosità / diligenza
-    integrità / autenticità / onestà

UMANITA’ E AMORE:
-    cordialità e generosità
-    capacità di amare e di lasciarsi amare

GIUSTIZIA:
-    senso civico e del dovere / capacità di lavorare in gruppo / lealtà
-    imparzialità ed equità
-    leadership

TEMPERANZA:
-    autocontrollo
-    prudenza / discrezione / cautela
-    umiltà e modestia

TRASCENDENZA:
-    capacità di apprezzare bellezza ed eccellenza
-    gratitudine
-    speranza / ottimismo / capacità di proiettarsi verso il futuro
-    spiritualità / avere uno scopo / fede / religiosità
-    attitudine al perdono e alla compassione
-    allegria e humor
-    vitalità / passione / entusiasmo.

Sul sito www.authentichappiness.org trovate un test per individuare le vostre potenzialità.
Concludendo, vi riporto la definizione di felicità autentica elaborata dal padre della psicologia positiva Martin Seligman: <<Riassumendo, la felicità autentica consiste nel provare emozioni positive riguardo al passato e al futuro, nell’assaporare sensazioni positive derivanti dai tanti piaceri dell’esistenza, nel trarre abbondante gratificazione dalle proprie potenzialità personali e nell’usare tali potenzialità al servizio di qualcosa di più grande per ottenere senso>>. Amen!

Bibliografia:

Martin E.P. Seligman, La costruzione della felicità, Milano, Sperling Paperback, 2005

Martin E.P. Seligman, Imparare l'ottimismo, Firenze, Giunti, 1996

Mihaly Csikszentmihalyi, Creativity: Flow and the Psychology of Discovery and Invention, Harper Parennial, 1997

   

Informazioni? Dubbi? Commenti? Perplessità? Consigli?

Scrivi a:

[email protected]

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna